Sassuolo beffato in casa


di Marco Fundoni
Non riesce a confermarsi il Sassuolo, dopo la grande prestazione fornita contro l'Ascoli, che cade in casa per mano di un ottimo Grosseto. Partita che si sblocca alla mezz'ora con Martinetti: spalle voltate alla porta, l'attaccante si gira e spara all'incrocio dei pali alla sinistra di Acerbis. Passa poco e arriva il fortunoso pareggio di Carobbio, la cui punizione viene deviata da Quadrini spiazzando così Bressan. Al 40' sale in cattedra l'arbitro Tozzi negando prima un netto rigore ai neroverdi(vistosa trattenuta di Freddi ai danni di Martinetti) e assegnando 2 minuti più tardi un rigore molto dubbio al Grosseto per un fallo di mano di Minelli, dal dischetto si presenta Joelson e realizza tra le proteste dei giocatori e del pubblico neroverde. Inizia la ripresa con il Sassuolo alla disperata ricerca del pareggio che arriva al 10' con un'ottima azione corale conclusa da Noselli con un tiro da centro area. Il Sassuolo però non molla e continua ad attaccare non riuscendo ad impensierire Acerbis. A 9' dal termine arriva la beffa targata Carobbio che sorprende un colpevole Bressan ed è 3-2.

IL TABELLINO:

SASSUOLO-GROSSETO 2-3

RETI: 33' Martinetti, 36' Carobbio, 42' Joelson (rig.), 10'st Noselli, 36'st Carobbio.

SASSUOLO: Bressan, Polenghi, Piccioni, Minelli, Gorzegno, Salvetti (19' st Fusani), Magnanelli (40'st Titone), Riccio, Noselli, Martinetti, Quadrini (19'st Zampagna). A disp.: Pomini, Consolini, Bianco, Filkor. All. Pioli.

GROSSETO: Acerbis, Turati, Melucci, Freddi, Mora, Vitiello, Carobbio, Job (46'st Papini), Consonni,
D'Alessandro (18'st Alfageme), Joelson (40'st Vitofrancesco). A disp.: Caparco, Conteh, Fautario, Pichlmann. All.Gustinetti.

ARBITRO
: Sig. Tozzi di Ostia Lido (Sig. Conca - Sig. Forconi).

NOTE: giornata di sole, terreno perfetto. Ammoniti: Quadrini, Piccioni, Melucci, Minelli, Job, Fusani.

Il Frosinone tenta la fuga


di Andrea Ranaldo


In virtù della clamorosa sconfitta interna del Torino contro il Modena, il Frosinone è chiamato all'esame di maturità, che gli permetterebbe di concretizzare la prima mini-fuga della stagione. Per la sfida con il Crotone Moriero dovrà fare a meno dei convalescenti Biso e Caremi, e dei nazionali Cordos e Gucher. In forse anche Troianello e Jefferson, mentre torna a disposizione il giovane Bolzoni. Arbitrerà l'incontro il signor Stefanini di Prato.

Un cinico Modena apre la crisi del Torino

di Marco Fundoni
Importantissima vittoria in trasferta per un Modena rimaneggiato, infatti mister Apolloni è costretto a fare a meno di tre pedine importanti come Pinardi, Giampà e Perna, riuscendo però a recuperare in extremis Catellani.La partita la fanno i granata sbagliando ripetutamente la palla del vantaggio con un Modena costretto a stare sulla difensiva. Proprio quando tutti si aspettavano un pareggio al 43' arriva la doccia fredda per il Toro, Troiano calcia una punizione dalla trequarti Tamburini tutto solo non ha difficoltà ad incornare e trafiggere Calderoni (subentrato all'infortunato Sereni), non succede più nulla da li alla fine aprendo così la crisi granata.

TORINO F.C.: Sereni (46' Calderoni), Colombo, Zoboli, Pratali (77' Loria), Pisano, Diana, Coppola, Zanetti (65' Belinghieri), Gasbarroni, Di Michele, Bianchi.
A disposizione: Rubin, Loviso, Vailatti, Comi.
Allenatore: Stefano Colantuono

MODENA F.C.: Narciso, Gozzi, Rickler, Diagouraga, Ricchi, Tamburini, Colucci, Troiano (93' Daminuta), Cortellini (83' Luisi), Catellani (70' Gilioli), Bruno
A disposizione: Alfonso, Spezzani, Napoli, Girardi.
Allenatore: Gigi Apolloni

Arbitro: Sig. Nicola Pierpaoli di Firenze.
Assistenti: Sig. Giancarlo Rubino di Salerno e Sig. Claudio La Rocca di Ercolano.


Rete: 89' Tamburini

Ammoniti :Colombo(T), Rickler(M), Colucci(M), Ricchi(M), Tamburini(M), Pratali(T), Gozzi(M) e Gilioli(M)


Lazio - Samp : storia di una finale


di Rocco Fortunato
fonte:sampdorianews.net


L'altro giorno mi è stato chiesto di riprendere la rubrica sui precedenti storici della nostra Sampdoria da pubblicare prima di ogni partita ed io, da bravo amante delle statistiche e della storia blucerchiata in genere, ho accettato con piacere. Tuttavia, però, quello che mi appresto a scrivere ora e che voi state per leggere (a meno che non clicchiate sulla X che sta in alto a destra dei vostri schermi, nel caso sappiate che non mi offenderò), non è un puro articolo di giornale come quelli che, forse, avete avuto occasione di leggere in passato. Il seguente vuole essere la storia, vista da me, umile tifoso, dell'amara, ma allo stesso tempo da ricordare, finale di Roma contro la Lazio, persa ai rigori il 13 Maggio scorso.

Certo, come precedente di
Lazio - Sampdoria avrei potuto scegliere qualcosa di più allegro o di meno recente, come la famosa partita dell'anno dello Scudetto con i tre biondi in campo, o anche come quella dell'anno dopo, la vittoria 2-1 con doppietta di Renato Buso quattro giorni prima di Wembley; ma da me, quasi ventunenne che dal vivo queste partite non le ha viste, sarebbero uscite solamente mere cronache fitte di dati e numeri. Per questo, stavolta, ho deciso di rompere gli schermi e raccontarvi quella finale vista coi miei occhi. Finale che ho scelto perché rappresenta in pieno ciò che io ritengo sia l'essenza della Sampdorianità con la S maiuscola.

E non è retorica, perché chi come me l'ha vista e vissuta sa cosa ha significato per
noi Sampdoriani della mia generazione quel Lazio-Sampdoria giocato solo pochi mesi fa. Alla partita eravamo arrivati con gioia e aspettative, io una finale non l'avevo mai vissuta dal vivo; per me era già stato incredibile l'aver battuto l'Inter nella semifinale grazie ad un'altra impresa sull'asse Genova-Milano, e la felicità per il grande appuntamento raggiunto era pari solo alla tensione che accompagnava l'attesa. Ora ricordo quasi con divertimento i giorni pre-finale, caratterizzati da discussioni deliranti con gli amici su ogni tipo ipotesi per quella partita. Discussioni condite ognuna con un tipo di scaramanzia diversa, da ogni possibile accordo e scommessa (uscì anche un “facciamoci biondi se vinciamo”) e da possibili ed inutili acquisti prima della finale.

La frase ricorrente spesso citata era “È un segno”, che seguiva praticamente ogni avvenimento accaduto dall'inizio di Maggio fino al giorno della grande finale. Giusto per fare un paio di esempi. Il nostro numerino al punto Lottomatica per la coda per il biglietti è il 17? “Bene! È un segno, il 17 è Palombo che la Coppa la dovrà alzare”. La
Sampdoria, prima di incontrare la Lazio, vince 5-0 contro la Reggina? “Ancora meglio! È un altro segno, noi Coppe Italia ne abbiamo vinte quattro e questa dovrà essere la quinta” e così via dicendo. Sono particolari assurdi da raccontare col senno di poi, ma non me ne vergogno. La scaramanzia è parte integrante della vita da tifoso e non sono certo il solo ad avere le sue cabale. Vi posso citare anche un altro avvenimento. Pochi giorni prima di Lazio - Samp guardai con una certa persona “La Leggenda del Pianista sull'Oceano”. Niente di particolare, direte voi, se non fosse che a un certo punto del film viene citata la data del 13 Maggio (non sto scherzando, giuro, verificate se volete): nel gioco perverso dei segni e delle scaramanzie vi lascio immaginare come può aver galoppato la mia fantasia quel giorno. È totalmente irrazionale, sono il primo a dirlo, ma il tifo e la razionalità stanno su due piani completamente contrastanti.

Nel mio caso poi, la
scaramanzia è uno dei modi con cui cerco di tranquillizzarmi, o anche divertirmi nell'attesa di una partita (per il sottoscritto sfiora la goliardia). È anche un'occasione per sentirsi più vicini alla squadra, simile magari al vedere una partita in TV indossando una maglia coi nostri colori: non serve assolutamente a nulla in realtà, i capi di vestiario non cambieranno affatto il risultato della partita, ma probabilmente ognuno di noi lo ha fatto almeno una volta nella propria vita. Perché? Non lo so, ma il tifo, come del resto l'amore, non è un qualcosa di razionale. E non fu razionale neppure la notte tra il 12 e il 13 Maggio, trascorsa sul letto ad ascoltare musica, soffermandomi spesso su “Uno Scudetto Nel Cuore” di Vittorio De Scalzi, che con la sua strofa “Sole di domani dai non mi fare aspettare, uccidi questa notte che ormai non vuole farmi dormire. Domani io sarò là tra le bandiere blucerchiate, in mezzo a un mare di voci e di canzoni intonate, che mi faranno volare via, oltre i limiti dell'impossibile” era decisamente la più adatta al momento di una notte insonne aspettando qualcosa che non arrivava mai.

Del giorno
13 Maggio poi ricordo quasi tutto nei minimi particolari, dalla sveglia alle prime luci del mattino dopo sì e no un'ora di sonno, alla partenza e al viaggio in pullman per ore che sembravano interminabili. Ore di attesa che però furono, ammetto, più piacevoli rispetto a quelle dei giorni precedenti. Penso abbia contribuito il fatto di essere stato costantemente in compagnia ad avermi aiutato a trascorrere meglio ore, minuti, secondi, che sarebbero stati altrimenti invivibili. É lo stesso concetto per cui chi guarda la partita allo stadio soffre meno rispetto a chi, per vari motivi, è costretto a vederla in TV, o, peggio, sentirla per radio. L'unione fa la forza, ci si sostiene a vicenda. A casa sei da solo, allo stadio assolutamente no.

Nel caso di Roma in particolare, eravamo
20.000 cuori blucerchiati a battere all'unisono dopo più di 500 km di viaggio, 20.000 cuori blucerchiati che erano lì per lo stesso motivo e che quindi condividevano qualcosa: l'amore per una squadra, la propria squadra, l'Unione Calcio Sampdoria. Non c'era solitudine nella Curva Sud all'Olimpico quella sera. Affatto. Ma si soffrì comunque lo stesso. E tanto.

Arrivai allo stadio con non troppo anticipo rispetto all'inizio e mi posizionai coi miei amici in alcuni dei pochi posti liberi rimasti (posti è un eufemismo, sarebbe più corretto dire "mi posizionai in piedi sulle scale", ma non stiamo a sottilizzare). L'ambiente era qualcosa che ora mi risulta difficile descrivere a parole, solo chi l'ha vissuta può realmente capire cosa intendo. Era tutto speciale. I cori che si alzavano alti nella serata di Roma, la stessa aria che si respirava, nella quale si sentiva perfino l'odore delle occasioni importanti, occasioni che tra l'altro per noi non capitavano da 15 anni. Prima ho anche parlato della coesione che si era formata in Curva Sud, coesione che si è vista (non grazie alla Rai, ma questa è un'altra storia) anche dalla splendida coreografia realizzata. Ancora una volta lì, tutti insieme, tutti a indossare la propria pettorina e a tenere alto il proprio foglio di carta (blu, nel mio caso). Tutti insieme sia chi visse i grandi appuntamenti a cavallo degli anni '80 e '90, sia chi, come il sottoscritto, viveva la sua prima finale.

A Roma io c'ero stato solo un'altra volta, a vedere un Roma - Samp la stagione precedente sotto Natale, ma i ricordi legati ai due, per me grandi, eventi restano completamente diversi. Troppo diversi gli obiettivi e l'importanza delle due partite per essere paragonate, e proprio per questo, se mi chiedessero quale trasferta ricordo maggiormente a livello di calcio e di amore per la Samp, dico subito la partita contro la Lazio. La partita appunto. I ricordi sono impressi nella mia memoria, ma allo stesso tempo alcuni sono confusi. Tutti
ricordi accomunati da noi tifosi. I nostri cori e le nostre urla forti e incessanti per incitare i ragazzi, ancora più forti e incessanti perfino dopo il gol in avvio di Zàrate, ancora più forti e incessanti anche dopo il brivido dello sfiorato raddoppio di Pandev proprio sotto la nostra Curva Sud (“Luca! Luca! Luca!”), ancora più forti e incessanti, fino a toccare il cielo con un dito, dopo la liberazione del pareggio diPazzini che ci fece impazzire di gioia. Una gran rete quella del Pazzo tra l'altro. La bellezza purtroppo la apprezzai solamente più tardi perché dalla mia posizione vidi tutto decisamente male (pensavo avesse segnato Stankevicius), ma mai come allora mi importò davvero poco della visuale che avevo del terreno di gioco. E credo con ogni probabilità che ogni Sampdoriano sia d'accordo con me.

Il resto della partita, dal secondo tempo fino ai supplementari, fu caratterizzato da un grande equilibrio. Entrambe le squadre avrebbero avuto l'occasione per fare un altro goal, ma di queste occasioni onestamente ho solo ricordi confusi, misti tra tensione e paura, e non mi sembra necessario fare una cronaca. I miei
ricordi, ribadisco, hanno tutti come filo conduttore il nostro canto e i nostri incitamenti ma, soprattutto col passare del tempo, entrò in noi una costante sensazione di attesa, una sensazione che mano a mano che andavano avanti i minuti si estendeva sempre di più. Era dall'intervallo, quando il punteggio era ancora 1-1, che tra noi avanzava l'ipotesi di andare ai calci di rigore. Da lì, non bastarono altri 65 minuti per decretare un vincitore e alla fine ci andammo veramente. Era una lotteria, si sapeva, si poteva vincere come perdere. E poi alla fine si è perso noi.

Se però dei supplementari ho ricordi confusi, i rigori li ho ancora fissi nella mia mente. Il tiro di
Cassano parato da Muslera che ci fece subito capire che forse non era serata, il palo di Rocchi che, ancora una volta, ci rimise in carreggiata, i rigori di Gastaldello eDelvecchio che ci fecero davvero sperare che invece fosse la serata giusta, i desideri legati a un possibile errore di un laziale che ci avrebbe fatto vincere; tutti pensieri a cui l'errore di Campagnaro avrebbe messo fine di lì a pochi minuti (di solito è chi gioca meglio in partita che sbaglia, per lui è stato proprio così). Lo ricordo bene il rigore di Hugo, con un ragazzo vicino a me a lanciare la propria bandiera 5-6 file sotto in segno di stizza subito dopo l'errore dell'argentino, seguito poi dal goal di Dabo che portò la Coppa Italia verso altri lidi.

Ma, d'impulso, non mi sentii di dare la colpa a nessuno dei nostri giocatori. Ce l'avevano messa tutta e da me, quella sera, arrivarono solo
applausi perché ai miei occhi si erano battuti tutti quanti con cuore e grinta per più di due ore, per di più su un campo ostile. “Abbiamo perso, ma non vedo colpe nei miei undici eroi”: questo era il mio pensiero quella sera, senza nessun “se Mazzarri avesse cambiato”, “seCastellazzi avesse parato”, o altre cose simili che non mi avrebbero portato a nulla. Rileggendo quanto scritto finora, mi sto rendendo conto che il tono suona amaro ed il motivo è semplicemente individuabile: la partita è legata ad un ricordo amaro. Tuttavia, secondo me, era ed è giusto ricordarla, soprattutto per quanto accadde dopo l'assegnazione della Coppa ai romani, che è poi il vero motivo per cui ho scelto questa partita per il mio racconto.

Solo in
20.000 poterono vedere quanto accadde all'Olimpico e, sebbene su YouTube vi siano alcuni filmati che mostrano cos'hanno, cos'abbiamo compiuto noi Sampdorianiquella notte, nulla potrà mai pareggiare l'averlo vissuto in prima persona. Penso che qualsiasi altra tifoseria, dopo una sconfitta del genere, si sarebbe lasciata prendere dallo sconforto e avrebbe semplicemente aspettato in silenzio che la lasciassero uscire dallo stadio, ma noi no. Eravamo delusi, certamente, ma orgogliosi di esserci stati ed averla vissuta. Un orgoglio blucerchiato quello che vidi agli albori del 14 Maggio, un orgoglio che spinse quelle 20.000 persone, che avevano viaggiato tanto per essere lì, a mettersi ancora a cantare alzando le sciarpe al vento sulle note di “Doria io t'amo”, seguito dal grido “Siamo stupendi”.

Il tutto dentro ad uno stadio con gli spalti completamente vuoti, sotto lo sguardo esterrefatto degli steward e dei pompieri rimasti, cantando solo per noi stessi, anche con una dose di ironia (“
Rispettiamo solo i pompieri!”). Cantando per goderci ogni ultimo istante di quella finale che ci eravamo guadagnati. Cantando per dimostrare che noi c'eravamo stati e che se fossimo potuti tornare indietro nel tempo l'avremmo comunque voluta rivivere anche sapendo già di perdere, perché quella, comunque sia andata, fu un'esperienza indimenticabile, soprattutto perché vissuta con la Sampdorianità di cui avevo parlato all'inizio. Uno stile di vita, la Sampdorianità, insegnataci da un Uomo (U volutamente maiuscola) chiamato Paolo Mantovani, unUomo che ci lasciava proprio 16 anni fa in questi giorni, ma che da lassù sarà stato senz'altro orgoglioso dal comportamento dei suoi tifosi dopo il quattordicesimo rigore di Roma. E questo ai suoi occhi è sicuramente valso più di qualsiasi vittoria. Non mi sono mai sentito così Sampdoriano come quella notte.

Totti ha in testa un altro record

di Rocco Fortunato
fonte:laroma24.it


Francesco Totti ha sempre detto che uno dei segreti per spiegare la sua longevità agonistica, è sempre stato quello di porsi degli obiettivi. I numeri dicono chiaramente che il segreto ha funzionato. E Totti vuole proseguire nel farlo funzionare. Conti nuando a porsi degli obiettivi nuovi.


Se ancora non lo avesse scoperto, gliene proponia mo un altro. Il capitano della Roma è stato già cele brato per il suo record di gol realizzati tutti con la stessa maglia,
184 reti che gli hanno permesso di met tersi alle spalle un campione come Giampiero Boni perti, l’unico altro giocatore in grado di realizzare tutte le sue reti con la stessa maglia, in questo caso quella della Juventus. Una classifica, quest’ultima, che prendeva in considerazione solo quei giocatori che per tutta la loro carriera avevano indossato sempre gli stessi colori non diventando mai protagonisti di nessun tipo di trasferimento.


In realtà, però, c’è un’altra classifica che, al momento, vede Totti sul terzo gradino del podio, alle spalle di due mi ti come quelli di Nordahl e Meazza. Il primo ne ha segnati con la maglia del Milan 210 (per poi salire a 225 con quel la della Roma), il secondo con l’Inter ne ha messi a segno 200 (in tutto sono 220 con le reti realizzate con Juventus, Milan e Atalanta). Dunque per Totti c’è an cora lo stimolo di salire in classifica. Non è peraltro neppure troppo lontano, sono sedici le reti che lo di vidono da Meazza, ventisei da Nordahl. Dovesse con tinuare a segnare con la media delle prime sette gior nate (sei gol), il secondo gradino del po dio potrebbe essere raggiunto già in questa stagione. E poi, visto che presto ( si spera) firmerà un rinnovo contrat tuale con la Roma sino al trenta giugno del 2014, anche l’obiettivo di superare il gigante svedese come numero di reti realizzate con la stessa maglia, non do vrebbe rappresentare un’impresa im possibile.


Questa ulteriore scalata, il capitano giallorosso la ricomincerà proprio a Milano, cioè nella città che ha visto le imprese dei due grandi campioni che lo pre cedono in questa graduatoria. In uno stadio, oltretut to, dove negli ultimi anni ha regalato gol e giocate che hanno portato anche agli applausi da parte della tifoseria avversaria. Sarà una motivazione in più per Totti per esserci alla ripresa del cam pionato, domenica prossima, contro il Milan. Il ginocchio infortunato contro il Napoli, in occasione del destro vincente che ha deciso la partita, è quasi guarito, la visita dal professor, Mariani è anda ta bene, dopo la domenica e il lunedì di riposo concessi da Ranieri, domani il capitano romanista sarà di nuovo a Tri goria per cominciare un programma
di lavoro specifico che come obiettivo ha quello di far lo scendere in campo contro il Milan. E’ un program ma che già nella giornata di domani prevede il ritor no alla corsa in campo del giocatore e dopo, tra mer coledì e giovedì, la ricomparsa del pallone. Se tutto andrà come si spera, Totti sarà pronto per la sfida contro i rossoneri di Leonardo. Per ricominciare la scalata a questa nuova classifica. Perché lui è uno che si pone obietttivi. E la storia e i numeri dicono che quegli obiettivi, li ha sempre raggiunti.


Italia : non c'è posto per Cassano


di Rocco Fortunato
fonte:sportmediaset.it



Il paradosso, a guardarlo da questa prospettiva, è che Amauri in qualche modo chiuderà le porte dellaNazionale a Cassano. Questa, almeno, a nove mesi circa dai Mondiali, è la sensazione che si respire in casa-Italia dove, ottenuto il pass per il Sudafrica, Marcello Lippi può finalmente cominciare a pensare ai 23 giocatori da convocare. Tra i giocatori in forte dubbio ci sono altri big del nostro calcio: da Nesta a Del Piero fino a Totti.

Tutta roba buona, insomma, ma anche tutti giocatori che non hanno partecipato alle gare di qualificazione e che, quindi, Lippi considera fuori dal suo gruppo. Tutti tranne Amauri, per il quale il ct sembrerebbe dell'idea di fare un'eccezione. E proprio il brasiliano è, a conti fatti, il nodo della questione.

Ma andiamo con ordine. Ad avere un posto assicurato per i Mondiali sono fin qui in 15:
Buffon, Marchetti, De Sanctis, Zambrotta, Cannavaro, Chiellini, Grosso, Legrottaglie, Camoranesi, De Rossi, Pirlo, Marchisio, Gattuso, Iaquinta e Gilardino. A questi, in linea di massima, si può abbastanza tranquillamente aggiungere Amauri che, ottenuto il passaporto italiano, sarà inserito in pianta stabile da Lippi negli azzurri che giocheranno le amichevoli pre-Mondiali. Ballano, quindi, sette posti: due per ruolo e uno da definire.

Il jolly, se così si può chiamare, dovrebbe essere un difensore o un centrocampista. In attacco, perciò, restano due maglie, per le quali correranno fino all'ultimo giorno
Giuseppe Rossi, Di Natale, Pazzini, Quagliarella, Del Piero, Toni, Totti e, appunto, Cassano. Il che, in altre parole, fanno due prime punte (Pazzini e Toni) pronte a dare il cambio a Gilardino e Amauri, due seconde punte con caratteristiche abbastanza "simili" a Iaquinta (Quagliarella e Di Natale) e una lista lunga così di trequartisti. Il ruolo, per intenderci, scoperto della nostra nazionale.

E qui il discorso si fa complicato, perché
Rossi è il giocatore su cui ha fin qui puntato il ct (salvo mandarlo in tribuna a Dublino, ndr), Del Piero è una questione di cuore, Totti è l'uomo più importante eCassano è il giocatore che tutti vorrebbero in azzurro e su cui, per ovvi motivi di età, avrebbe senso impostare il futuro della Nazionale. Avrebbe senso per molti, ma non per Lippi, che ha più volte ribadito, con i fatti, di non volerlo. Per Cassano, insomma, la strada per il Sudafrica è lunga e tutta in salita.



Pasquale Marino: "Bella prova contro il Rijeka. I ragazzi mi sono piaciuti"


di Orazio Resta
Fonte: udinese.it


Dopo il rotondo successo per 4-1 e la bella prestazione offerta contro il Rijeka, Mister Pasquale Marino è pronto per preparare i prossimi impegni di campionato, che si chiamano, in ordine cronologico, Atalanta, Palermo, Roma e Chievo. L'Udinese dovrà ripartire da dove ha terminato, ovvero dalla splendida prestazione offerta a San Siro.

"E' stata una delle nostre migliori gare. Contro l'Inter probabilmente ci siamo espressi ancor meglio della passata stagione, abbiamo messo più volte l'uomo davanti alla porta, eppure abbiamo perso. Purtroppo ci ha punito un errore collettivo a tempo scaduto e siamo usciti sconfitti senza meritarlo".

In attacco non sembra mancare l'abbondanza di uomini: "Floro Flores deve ancora crescere e acquisire continuità di rendimento, ma sono sicuro che ce la farà. Ha le qualità per riuscirci. Anche Corradi sta facendo bene, come confermano le due reti di oggi. Ha ancora l'entusiasmo di un ragazzino e man mano che passa il tempo entra sempre più in forma. E' normale per un giocatore con la sua struttura fisica".

L'Udinese chiude la pratica Rijeka dopo appena mezz'ora di gioco lasciando intravedere il potenziale di questa squadra anche con gli uomini meno utilizzati. "I ragazzi mi sono piaciuti. Ho avuto risposte positive sia dallo stato della condizione fisica che dall'aggressività. Hanno fatto molto bene la fase di non possesso, con tanto pressing e chiudendo bene gli spazi. Non hanno fatto ragionare i nostri avversari".

Le note positive vengono anche dal recupero di due infortunati: "Pasquale sta tornando in condizione e sta mettendo minuti nelle gambe. Per Asamoah è stato il primo approccio col campo da gioco e si è comportato subito bene. Ora deve continuare a lavorare così come sta facendo".

Il modulo dei bianconeri è cambiato dal 4-3-3 al 4-4-2 con gli esterni molto alti. "Non vuol dire che non si possa ricambiare in futuro. Da quando sono qui abbiamo giocato in modi diversi e ci siamo divertiti, l'importante è che vada in campo chi è più in forma e che l'assatto tattico valorizzi le qualità dei singoli. Adesso abbiamo avvicinato maggiormente Di Natale alla porta avversaria per sfruttare al meglio le sue doti di opportunista. Nonostante gli esterni alti manteniamo un buon equilibrio in fase difensiva. Ci deve essere molto sacrificio da parte di tutta la mediana, sia da parte dei centrali che dalle ali".

Il prossimo avversario sulla strada dei friulani è l'Atalanta di Antonio Conte. "E' una squadra in crescita. Da quando è arrivato il tecnico leccese non sono mai subito una sconfitta, ma non giocavano male nemmeno con Gregucci. Hanno pagato un inizio sfortunato, non meritavano diperdere le prime tre partite. Solo nella trasferta di Bari non si sono espressi bene. Dovremo stare attenti perchè gli orobici sanno essere molto pericolosi. Hanno un gioco simile al nostro, con le ali che danno una grande spinta offensiva".

Ranieri: "Vi spiego come Totti può tornare in azzurro"

di Rocco Fortunato
fonte:laroma24.it



Periferia di Roma. Personaggi eccellenti della storia romanista lavorano o hanno casa da quelle parti: Fabio Capello, Franco Baldini, Carlo Ancelotti, Claudio Ranieri. L’allenatore della Roma possiede un appuntamento nel quartiere Chelsea, dove ha trascorso il fine settimana.

Il primo pensiero quando Rosella Sensi la contattò il 31 agosto per offrirle la panchina della Roma? «Mi passarono per la testa i 35 anni trascorsi dall’addio al ritorno. Lasciai la Roma per andare a Catanzaro a 23 anni. Sono tornato ora che sto per compierne 58. Rosella Sensi mi ha fatto un bel regalo».

Il ritorno a Roma era il suo grande obiettivo?
E’ stato un sogno
Se l’aspettava?
No, dopo la conclusione del rapporto con la Juventus volevo tornare all’estero. Mi aveva contattato lo Zenit di San Pietroburgo ma avevo altro per la testa
Cosa vi siete detti con Spalletti il giorno del passaggio di consegne?
Sono cose nostre, riservate
Il 2 settembre 2009 entra a Trigoria: è la Prima volta?
No, a Trigoria preparammo con il Catania gli spareggi per la promozione in A, nell’estete 1983. Nel pullman che ci portava allo stadio ascoltammo l’inno della Roma
E' vero che dopo lo scudetto 2001 sul balcone di casa Ranieri ai Parioli sventolò a lungo la bandiera della Roma?
Vero. Fu mia figlia a mettercela. CI rimase un anno
Ha preso la Roma a quota zero. Ora i punti sono 11 e in 5 giornate solo l’Inter ha fatto meglio. Come ha fatto?
Credo di aver dato entusiasmo. Le mie prime parole alla squadra furono: ‘voglio che si lotti dal primo all’ultimo secondo. Scordatevi gli schemi, riscoprite la passione’. Nel lavoro quotidiano gli schemi sono fondamentali, ma dovevo scuotere i ragazzi
Le sue prime parole su Totti furono una frustata: ‘Anche i sassi sanno come gioca. Deve cambiare qualcosa’. Totti con lei ha segnato 5 gol
Gli ho dato un consiglio. Gli ho chiesto di cercare di più la profondità
Totti merita di tornare in nazionale?
Penso che la strada per il ritorno di Totti in nazionale sia praticabile. Francesco aveva rinunciato alla magli azzurra per problemi fisici. Ora, però, mi sembra abbia voglia do tornare. Se lui fa un passo indietro, offrendo la sua disponibilità e, contemporaneamente, anche Lippi fa un passo indietro ed è disposto ad accettarlo, la porta si può aprire”.


Lazio, si punta Pablo Aimar


di Orazio Resta
Fonte: Leggo


La Lazio punta dritto a Pablo Aimar. Potrebbe essere il forte centrocampista argentino, ora al Benfica, uno dei rinforzi promessi da Lotito nel mercato di gennaio. Lo ha svelato il suo agente, Gustavo Mascardi, che in un’intervista al quotidiano portoghese “Diario de Noticias” ha ammesso: «Sono stato contattato recentemente dal presidente della Lazio, Lotito, che mi ha chiesto di Aimar. Abbiamo deciso di vederci a Roma a novembre per parlare della questione». L’agente del centrocampista ha spiegato che sulle tracce del suo assistito ci sono diversi club europei, ma che al momento il club biancoceleste è stato l’unico a chiedere ufficialmente la disponibilità del giocatore per gennaio. Ad attirare tutte queste attenzioni su Aimar, sempre secondo il quotidiano argentino, ci sarebbero le ultime convincenti prestazioni del giocatore con la maglia dell’Argentina e la voglia di cambiare aria.
Il giocatore sarebbe allettato dall’idea di giocare nel campionato italiano, ma l’ultima parola spetta comunque al Benfica, proprietario del cartellino che solo un anno fa ha sborsato ben 6,5 milioni di euro al Saragozza per ingaggiarlo. La situazione contrattuale del giocatore è chiara: il suo accordo con il club portoghese scade nel 2011 ma è “blindato” da una clausola rescissoria di ben 20 milioni di euro. Cifra al momento fuori dalla portata della Lazio che in estate ha già speso oltre 22 milioni per Zarate. Lotito appare intenzionato a portare il giocatore a Roma con la formula del prestito con diritto di riscatto.
E’ la terza volta che i destini di Aimar e della Lazio si incrociano. Era un vecchio pallino dell’ex presidente Cragnotti, Lotito lo ha corteggiato già due anni fa: chissà che questa non sia la volta buona per fargli vestire la maglia della Lazio.
Muslera intanto incanta l’Uruguay dopo il debutto in Nazionale: «E’ un sogno che si avvera. E’ il momento più bello della mia carriera. Gioco in Nazionale e in una squadra come la Lazio». Strano gioco del destino la prossima sfida sarà contro l’argentina di Carrizo: «Giocheremo in casa e questo ci dà più fiducia. Possiamo batterli»

Bari, martedì, la ripresa



di Tiziana Garofalo


Due giorni di risposo sono quelli che mister Ventura ha concesso ai suoi uomini dopo una settimana di lavoro intensa. Lavoro atletico e tattico (nella foto un momento dell'allenamento, fonte RealSports.it) senza contare la trasferta a San Giovanni Rotondo dove i ragazzi hanno svolto un triangolare valido come Trofeo San Pio aggiudicatosi per la seconda volta consecutiva proprio dal Bari che ha prima battuto la formazione di casa con il netto risultato di 1-7 e poi ha battuto ai rigori il Manfredonia.

Un test che è servito per continuare a mettere minuti nelle gambe e per cercare di far sbloccare gli attaccanti. Ventura spera alla ripresa, fissata per martedì, di avere buone notizie dall’infermeria: Parisi e Allegretti già sul finire della settimana sono rientrati in gruppo ma il loro utilizzo per la sfida contro il Chievo appare improbabile più certa quella contro la Lazio in casa una settimana dopo.

Saranno da valutare anche le condizioni degli ultimi infortunati: Rivas e Salvatore Masiello. Il tempo dirà se contro i clivensi Ventura potrà avere una vigilia tranquilla per quanto lo possa essere prima di una partita importante o se dormirà sonni agitati sognando quella che dovrebbe essere la migliore formazione da mandare in campo.

Iori: "Voglio giocarmi le mie chances"



di Tiziana Garofalo


Si dice che la serie l’ha guadagnata tardi (a 27 anni) rispetto a quelle che sono sempre state le sue qualità. Adesso però Manuel Iori (nella foto, fonte chievoverona.it) in serie A ci è arrivato e se la sta gustando partita dopo partita. E’ arrivato al Chievo questa estate dopo una bella stagione a Cittadella dove ha saputo mettersi in mostra anche con bei ed importanti gol. Complice anche l’infortunio di Rigoni adesso è riuscito a conquistarsi una maglia da titolare anche nel Chievo. Ha esordito contro il Siena, gara poi termina in parità e da allora ha sempre giocato.


Anche contro il Bari, dove ritroverà il suo ex compagno di squadra Meggiorini, a centrocampo ci sarà lui, lui che in serie A ci sarà pure arrivato tardi ma che non ha nessuna intenzione di perdere ancora tempo: " Quando sono arrivato al Chievo sapevo che non sarebbe stato facile trovare spazio in questo gruppo. Mi sono sempre allenato per farmi trovare pronto, ed è arrivato il mio turno. Sono abbastanza contento delle mie prestazioni, so di avere ancora buoni margini di miglioramento, voglio giocarmi fino in fondo le mie chances ".
Pensavo di avere qualche difficoltà in più, qui i ritmi sono alti e di fronte trovi avversari con una grande esperienza ”.

Sarà l’età, sarà la maturità ma Iori resta con i piedi per terra dopo i cinque risultati utili consecutivi:" Fa piacere guardare la classifica e constatare che sei così in alto. Ma non si può parlare d’Europa, siamo appena agli inizi. Siamo dove ci meritiamo di essere creo che oer quello che abbiamo seminato al squadra ha raccolto. Ma di punti ne dobbiamo fare ancora tanti. Pensiamo a lavorare e a crescere. Io per primo ”.

Dichiarazioni Bergamo: la posizione dell'Inter


di Marco Spinelli
Fonte: Inter.it

In merito alle dichiarazioni del signor Paolo Bergamo, riportate da alcuni quotidiani riprendendo le frasi pronunciate dall'ex designatore arbitrale durante una trasmissione televisiva, F.C. Internazionale, ove le stesse dichiarazioni fossero confermate, si riserva ogni iniziativa legale per la tutela della propria immagine, in quanto:
il club nerazzurro, non solo è completamente estraneo ai fatti evocati dal signor Bergamo, ma altresì non è in alcun modo coinvolto nel procedimento al quale egli fa riferimento.

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