SOTTO DUE BANDIERE, ADESSO ‘GIOCA’ PERROTTA

Posted by Pubblicato da Marco Spinelli On 03:45


di Marco Spinelli
fonte: L'arena

Lui, tra Bari e Chievo. Due maglie, due storie profondamente diverse. Simone Perrotta è il simbolo di questa sfida, nella quale c'è un bel po' della sua storia di campione. Ricordate? Il Chievo lo prese dal Bari, pareva un azzardo, invece fu una delle più gradi intuizioni di Giovanni Sartori. Lo seguì un paio d'anni, attese il momento giusto, per strapparlo al Bari. Costo dell'operazione, 3 miliardi, allora si parlava di vecchie lire, sembra davvero passato un secolo. Allora Perrotta era un ragazzo di belle speranze (un po' sfumate, in realtà...) e il Chievo era una simpatica variante, che qualcuno s'era già affrettato a definire meteora. Poteva essere unazzardo per il Chievo, poteva esserlo per lui. Via dalla Juve, era finito al Bari, senza accendere la fantasia dei galletti. Così, a prima vista, sembrava la classica incompiuta, una delle tante promesse da archiviare alla svelta. Ci ha pensato spesso, forse senza mai trovare davvero una ragione, perchè le cose del calcio, spesso e volentieri, sono esattamente uguali a quelle della vita. Accadono, a volte senza motivi apparenti

Bari in chiaroscuro. "Sono state due stagioni in contrapposizione. La prima non è andata poi così male. La seconda, invece, l'abbiamo vissuta sempre in discesa e a fine stagione siamo retrocessi in B. E' stata dura, avevo voglia di rilanciarmi, di trovare qualcosa di importante che mi potesse dare nuovi stimoli. A Bari c'era Cassano, e c'era anche Marcolini. Ci abbiamo messo il cuore. Ma a volte non basta neanche quello". Questo ha sempre detto di Bari, il primo Bari di Cassano, il Bari di Genio Fascetti

Il Chievo, la rinascita. "E' arrivato il Chievo, e io ho conosciuto Delneri. Tutta un'altra storia rispetto al passato. Fin lì ero stato abituato a pensare: primo non prenderle. Con Delneri è cambiato tutto. Sapevamo rischiare. non avevamo paura di nulla. La prima stagione in gialloblù è stata fantastica. Ci siamo rilanciati in molti. E quello è stato il punto di partenza per cambiare faccia alla nostra carriera. Chievo mi ha dato tanto. Mi sono ritrovato calciatore come piaceva a me. Ed intorno a quella stagione è ruotata poi tutta la mia carriera". No, non può dimenticare, perchè il Perrotta campione del mondo è cominciato da lì. Da quel gol alla Fiorentina, prima giornata in serie A

Di Carlo? Promosso. "Il Chievo di oggi è squadra da ammirare. Non so sinceramente dove potranno arrivare. Ma la squadra che scende in campo mi sembra sicura, determinata e in grado di proporre un calcio interessante, divertente e cocnreto. Credo che grandi meriti vadano attributi a Di Carlo. Ha fatto grandi cose. Basta guardare la felice partenza di stagione avuta quest'anno dalla squadra e confrontarla con l'inizio dello scorso campionato. Secondo me faranno molto bene"

La sua partita. No, non chiedetegli da che parte sta, nè per chi fa il tifo. Non sarebbe giusto, non è questo il senso. Perchè lui è diventato campione, anche attraverso i sacrifici di Bari, la pagine in chiaroscuro della Juve, qualche inevitabile passaggio a vuoto. Certo, il Chievo ha rappresentato la svolta, il bivio fortunato della sua storia di campione e di uomo. Come se Verona gli avesse restituito quello che aveva lasciato alla Reggina. Quando il ragazzo, nato in Inghilterra, pareca spaccare il mondo. Poi è successo tutto così in fretta. La Juve, il Bari, l'orologio che si ferma, il Chievo, le lancette che si rimettono a correre. Forte, sempre di più. Il mondo non l'ha spaccato, lo ha semplicemente conquistato